E. A. Abbott – Flatlandia – Adelphi

Abbott- Flatlandia- AdelphiISBN 88-459-0982-4, pag. 176, 1884/1993

Avrebbe voluto scrivere un racconto parascientifico dai risvolti edificanti, uno del genere tanto di moda nell’Inghilterra positivista e vittoriana del volgere del XIX secolo. E invece dalla penna del reverendo Edwin A. Abbot venne fuori una delle più stupefacenti esaltazioni letterarie di ciò che la cultura postmoderna avrebbe finito per chiamare il “pensiero divergente”. Dietro la superficie di geometrico divertissement, il racconto delle vicende del triangolo, abitante tra i più umili della terra piatta, e dell’incontro fortuito che lo porta a concepire l’esistenza della terza e quindi delle altre dimensioni, è un inno alla capacità della mente di immaginare la realtà muovendosi lungo direttrici ortogonali ai sentieri da sempre battuti. Nuovi orizzonti si aprono allora alla nostra coscienza, reali in quel momento non meno di quanto lo fossero un attimo prima che arrivassimo a spingervi il nostro sguardo; così come non meno concreto appare il magma di sentimenti e sensazioni che attraversa la nostra mente e avviluppa la ragione, indifferente agli impacciati e forse inutili tentativi del linguaggio di sollevarlo al livello della coscienza razionale. Riflessioni che lo stile sornione e carico del classico humor britannico di Abbot sa insinuare mentre ci accompagna nella lettura di un apologo che forse non è un capolavoro, ma che in comune con i capolavori ha la capacità di farsi attraversare da più piani di lettura, qui non meno numerosi delle dimensioni che l’autore immagina e che, insieme allo scaltro triangolino, ci invita ad immaginare.

 

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3 pensieri su “E. A. Abbott – Flatlandia – Adelphi

  1. Negli ultimi anni ho letto pochissimi libri di fantascienza. Li elenco nell’ ordine in cui li ho letti:

    J. G. Ballard, “Deserto d’ acqua”
    Poul Anderson, “Quoziente mille”
    Richard Paul Russo, “Angelo meccanico”
    Richard Paul Russo, “Cyberblues – La missione di Carlucci”
    Richard Paul Russo, “Frank Carlucci investigatore”
    Richard Kadrey, “Metrofaga”
    Stephen King, “22/11/’63″
    Stephen King, “The Dome”
    James Morrow, “Il ribelle di Veritas”
    Stephen King, “Buick 8″
    Stephen King, “L’ ombra dello scorpione”
    Philip K. Dick, “L’ uomo dei giochi a premio”
    Davide Del Popolo Riolo, “De bello alieno”

    A parte “Quoziente mille” (che aveva un ottimo spunto di trama e un ottimo inizio, ma più andava avanti e più peggiorava), gli altri mi sono rimasti tutti profondamente impressi. Soprattutto “De bello alieno”, al quale ho anche dedicato il mio ultimo post.
    Visto che abbiamo dei gusti letterari in comune, spero che questo mio articolo ti dia degli spunti per le tue letture future: http://wwayne.wordpress.com/2013/04/27/la-fine-di-un-era/. : )

    1. Ciao WWayne,

      scusa se ho tenuto in sospeso il tuo commento. Non mi ero accorto fosse in attesa.

      Negli anni – ahimè lontanissimi – dell’adolescenza ho avuto un periodo in cui la fantascienza rappresentava per me più o meno quello che l’eucalipto rappresenta per il koala. Poi mi sono disintossicato, ma di tanto in tanto un ritorno di fiamma si fa vivo. Al prossimo saprò cosa leggere ;)

      Ciao e a presto.

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