J. L. Bach, J. G. Goldberg, J. L. Krebs – Una Domenica a Lipsia – Ex Tempore, F.Heyerick (dir.)

AAVV - Una Domenica a Lipsia - Ex TemporeRicercar, RIC 317, 61’31″, 2002,2011/2012.

voto 5

È inevitabile. Il disco non è ancora chiuso nel lettore e già l’orecchio e la mente sono alla ricerca delle ragioni che permettono di distinguere il maestro dall’allievo, l’epigono dal caposcuola. Esercizio non sempre agevole, anche quando la pietra di paragone è Johann Sebastian Bach, che, secondo quanto racconta Nikolaus Forkel, aveva messo a punto il metodo di “insegnamento più istruttivo, il più efficace e il più sicuro che mai sia esistito”. Efficace al punto che lo stesso Kantor ne raccolse i frutti utilizzando lavori dei suoi allievi per organizzare la Musik domenicale nelle chiese di Lipsia una volta che suo furore creativo si fu attenuato e la produzione di cantate sacre diradò le sue frequenze. Tutti i lavori inclusi in questa registrazione sono accomunati dal privilegio di essere stati usati da Bach per il servizio, anche se non è dato sapere se e quanto Johann Sebastian li abbia rimaneggiati prima di poggiarli sui leggii delle cantorie di San Tommaso e San Nicola. Ad ascoltarle oggi la più lontana dallo stile del Maestro appare la Missa Brevis di Johann Ludwig Bach, cugino di secondo grado di Johann Sebastian, con la sua polifonia semplificata in una scrittura antifonale che supporta gli ingressi del canto fermo più con la propulsione ritmica che con le trame contrappuntistiche. Johann Ludwig Krebs, “il gambero finito nel ruscello” come pare si dicesse all’epoca, scherzando sui nomi dei due musicisti e sulla eccezionale lunghezza del suo apprendistato presso Bach, ricorda in più passi del suo Magnificat gli insegnamenti ricevuti: ad esempio, l’intonazione del “und mein Geist freuet sich” echeggia l’attacco del mottetto BWV 226; ma non è il particolare che fa il capolavoro e l’opera di Krebs, che si struttura come un polittico di brevi tasselli musicali, manca proprio della capacità di organizzare il materiale in un tutto allo stesso tempo vario ed organico, capacità che proprio in Bach raggiunse il grado massimo. Stesso rilievo si può fare alle due cantate di Johann Gottlieb Goldberg, famoso custode della non meno celebre insonnia del conte von Keyserling, monopolizzate nei cori da una scrittura mottettistica con strumenti “colla parte” interrotta da alcune arie tra le quali vi sono alcuni numeri che potrebbero essere altrettanti Anhang nel Verzeichnis bachiano. Come ad esempio l’aria del soprano Dunkle Wolken (tr. n 2), con l’incalzante accompagnamento ribattuto degli archi, interpretata da Sophie Karthäuser con la giusta verve, conquistata a prezzo di qualche lievissima imprecisione nel timbro e nell’intonazione. Nel complesso l’esecuzione di Ex Tempore sa come farsi apprezzare: agile e ben scolpita senza essere agitata nelle dinamiche o gommosa nel fraseggio, leggera senza essere evanescente, lascia qualche perplessità per la presa del suono con il coro spesso arretrato e penalizzato nella definizione del registro grave. Chissà se una compagine meno folta – questo conta una trentina di elementi – avrebbe giovato di più alla trasparenza complessiva.


Tracce

[1-9]  Johann Gottlieb Goldberg: Cantata Durch die herzliche Barmherzigkeit

[10-15] Johann Gottlieb Goldberg: Der 12. Psalm: Herr, die Heiligen haben abgenommen

[16]  Johann Ludwig Krebs: Meine Seele erhebt den Herrn (Magnifi cat)

[17-21]  Johann Ludwig Bach: Missa brevis super cantilena Allein Gott in der Höh’ sei Ehr

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