J. S. Bach, E. Ferlet – Think Bach – E. Ferlet

Bach, Ferlet - Think Bach - FerletMelisse, mel666011, 64’52”, 2012/2012

Voto 4

Si potrebbe parlare di “contrappasso musicale”. Non si contano i casi in cui Bach ha forzato gli scrigni armonici dei suoi colleghi per studiarne i meccanismi ed estrarne gli ingranaggi e rimontarli more proprio; ed ora lo stesso Johann Sebastian si trova ad essere il compositore “classico” maggiormente rimaneggiato dai musicisti di oggi. Solo che quando adattava per organo i concerti di Vivaldi, quando trasformava in sonate per violino e cembalo le partite per liuto di Sylvius Leopold Weiss o ancora quando rimpolpava gli spessori contrappuntistici dello Stabat Mater pergolesiano, Bach si muoveva all’interno dello stesso orizzonte estetico dei suoi modelli – impossibile anche solo immaginare cosa avrebbe combinato con la messa di Machaut o un mottetto di Ciconia. Oggi che le parti sono più distanti può capitare però che l’elaborazione dell’opera bachiana, più che esaltarne la perenne attualità, finisca con sollevare pulviscoli di cipria dalla “vecchia parrucca” di cui parlava Ferruccio Busoni nella sua celebre sineddoche. Accade ad esempio quando i jazzisti intervallano le loro improvvisazioni con sezioni prelevate senza modifiche dagli originali, come fa Edouard Ferlet in Souffle Magnétique (dalla Suite BWV 815) o in Lapsus (dal Preludio BWV 851). Il confronto con i ritmi sincopati e le asimmetrie melodiche di oggi rende più difficile la ricerca della posizione ideale per sintonizzarsi con lo spirito dell’ opera bachiana; meglio allora quando la musica decide di osservare il Maestro da lontano, prelevando una frase o una cellula – preferibilmente da una figurazione arpeggiata come in Lisière (dal Preludio BWV 999), ed elaborandola a la moderne, oppure sostenendo con armonizzazioni leggermente dissonanti la melodia dagli andamenti già di per sè nervosi come il volo di un passero del Qui Tollis della Messa in Si minore (bonus track n. 1) forse il pezzo più riuscito dell’intero album. Ma se  lavoro di Ferlet è in sintesi un campionario gradevole e spesso ingegnoso delle elaborazioni cui, con una tastiera sotto le dita, è possibile sottoporre le composizioni di Johann Sebastian, alla domanda “Come destrutturare la musica di Bach?” che Arden Day si pone in apertura delle stringatissime note di copertina viene comunque la tentazione di rispondere: “Ma perché mai non lasciarla così com’è?”


Tracce:

  1. Analecta (Prélude en ré majeur du clavier bien tempéré BWV850)
  2. Dictame (Prélude en la mineur du clavier bien tempéré BWV889)
  3. A la suite de Jean (Prélude le suite pour violoncelle BWV1007)
  4. Verso (Prélude en do mineur du clavier bien tempéré BWV847)
  5. Lisière (Prélude en do mineur pour luth BWV999)
  6. Souffle magnétique (Suite française n°4 en mi bémol majeur pour clavier BWV815)
  7. Que ma tristesse demeure (choral de la cantate Jésus que ma joie demeure BWV147)
  8. Lapsus (Prélude en ré mineur du clavier bien tempéré BWV851)
  9. Diagonale (Variation de Goldberg n°25 BWV988)
  10. Réplique (Prélude en ré bémol majeur du clavier bien tempéré BWV848)
  11. Agnus Dei (Bonus)
  12. Air on the G String (Bonus)
  13. Erbarme dich, mein Gott (Bonus)
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