M. Cuticchio, La Reverdie – Carlo Magno, Musiche per una Leggenda, Roma, 08/11/12

voto 5

Sarà anche vero che i tempi delle sere in casa davanti al fuoco e delle chiacchiere in balcone sono tramontati per sempre, che il romanzo langue nella sua pluridecennale e forse irreversibile agonia, che la televisione è schiava di commerciali coazioni a ripetere e che il cinema per cercare soggetti interessanti non può fare altro che affidarsi ai remake; al di là di tutto ciò che può cambiare nel nostro modo di comunicare, la voglia dell’uomo di ascoltare storie resta intatta, accordata su ancestrali frequenze che non smettono di vibrare fin dalle sere in cui aspettiamo di ascoltare la favola che ci prepara al sogno. Un desiderio che anche in quest’epoca di 3D, live streaming e social network è pronto ad essere evocato nella sua forma più semplice, come ci ricorda Mimmo Cuticchio presentandosi al pubblico senz’altra arma che la sua voglia di raccontare – modellata sulle antiche cadenze del “cunto” siciliano – e una durlindana di legno come quelle che usavamo da bambini che all’occorrenza da spada si trasforma in pugnale, scettro, bastone o croce per accompagnare il resoconto delle incredibili vicende che portarono il giovane Carlo Magno dai mortali pericoli della congiura dei magonzesi alla gloria perenne del trono di Francia. Una storia che si fa allegra burla delle categorie classiche, coprendo di un balzo leghe e decenni, in una tavolozza di registri infinita dove il patetico e l’ironico, l’eroico e il concitato si susseguono senza soluzione di continuità alternandosi con il calibratissimo contrappunto sonoro de La Reverdie, che commenta la vicenda con alcune delle opere più celebri del repertorio europeo tra il XII e il XIV secolo. Brani separati dalla storia narrata da un arco di anni pressappoco uguale a quelli che, nell’altro verso, li separa dalla composizione della Passione secondo Matteo bachiana; consapevoli di questa distanza, le musiciste dell’ensemble lombardo non cercano di retrodatare la loro interpretazione o di rendere più popolaresco un repertorio che, per lo stesso fatto di essere pervenuto fino a noi, denuncia una matrice o almeno un filtro aristocratico. La lettura raffinatissima, miscela di sapienza tecnica e sprezzatura, com’è tipico de La Reverdie, più che illustrare la storia, la commenta, anche se non lesina momenti di forte amplificazione emotiva, ad esempio nel Salve Regina intonato durante la preghiera del giovane Carlo scampato per miracolo alla lama dei congiurati; il medioevo nel suo autunno pieno di colori rilegge la propria tradizione e lo fa nella maniera più magica, al punto che, se un appunto si può fare allo straordinario “cunto” di Cuticchio è proprio quello di non aver lasciato ancora un po’ di spazio in più ad una musica che, soprattutto a questi livelli, si ascolta troppo raramente, e che invece fa bene all’anima e affascina la mente. Proprio come il racconto di un’antica storia che i secoli non riusciranno mai ad invecchiare.

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