J. S. Bach – Messa in si, 1733 – Ensemble Pygmalion, R. Pichon (dir.)

Alpha 188, 64’38″, 2011/2012

Voto 4

Si fa presto a dire Messa in Si minore. Quella che il Verzeichnis etichetta con il numero 233 è forse la più metamorfica tra le opere uscite dall’atelier del Thomaskantor, bottega nella quale il riciclaggio tattico del compositore settecentesco si intreccia con una ruminatio che ha il sapore della ricerca medievale della perfezione attraverso l’elaborazione paziente e continua della propria opera. Seconda dopo il Sanctus, scritto l’anno successivo al suo arrivo a Lipsia, la coppia Kyrie-Gloria fu composta nel 1733 ed avrebbe aspettato per tre lustri il Symbolum Nicenum e le altre sezioni che l’avrebbero trasformata nella monumentale Missa tota che di tanto in tanto capita di ascoltare in disco e in concerto. Ma già nella veste “luterana” dell’opera Bach doveva aver trovato di che esser fiero, se, dopo averla messe in bella copia, aveva spedito le parti staccate a Dresda insieme alla ossequiosa e un po’ petulante richiesta al duca Friedrich August II di riconoscergli la carica di Kapellmeister onorario. A dispetto del suo prezioso contenuto, il plico dovette ricevere una ben tiepida accoglienza, se la domanda fu accolta solo dopo quattro anni, con la nomina derubricata in quella meno prestigiosa di Hofcompositeur, e alla partitura fu fatta assaggiare la polvere nei bauli di corte senza neppure un passaggio tra i leggii della famosa Hofkapelle. Ma proprio alla formazione per la quale la composizione era stata concepita Raphaël Pichon si è ispirato per l’organico di questa incisione, che segue le due dedicate dall’ensemble Pygmalion alle altre missae breves bachiane (Alpha 130 e Alpha 170). E la ricetta convince: venticinque voci – cinque per parte – nel coro, un po’ arretrato rispetto all’orchestra di 28 elementi con quattro violini per sezione, due viole, un nutrito manipolo di strumenti gravi e un continuo con cembalo, organo e una tiorba che si sente fin troppo bene, creano una macchina sonora praticamente perfetta, della quale è possibile percepire il moto del singolo ingranaggio. Un meccanismo che si muove con un’articolazione calligrafica e un fraseggio spigliatissimo sotto la guida di una concertazione agilissima, alle cui sollecitazioni i cinque solisti rispondono con una prestazione nel complesso impeccabile. Ogni cosa, insomma, è al suo posto; manca solo il racconto di quanto questa musica sia necessaria, la cronaca del suo tentativo di raccontarci qualcosa sul mondo. Resta invece l’impressione di un vivace e rilassato gioco di società cui i partecipanti prendono parte con la giusta concentrazione e l’adeguata dose di agonismo. E per Bach forse non è abbastanza.


Tracce

  1. Missa, BWV 232: Kyrie: I. Kyrie eleison I
  2. Missa, BWV 232: Kyrie: II. Christe eleison
  3. Missa, BWV 232: Kyrie: III. Kyrie eleison II
  4. Missa, BWV 232: Gloria: I. Gloria in excelsis Deo Missa
  5. Missa,BWV 232: Gloria: II. Et in terra pax
  6. Missa, BWV 232: Gloria: III. Laudamus te
  7. Missa, BWV 232: Gloria: IV. Gratias agimus tibi
  8. Missa, BWV 232: Gloria: V. Domine Deus
  9. Missa, BWV 232: Gloria: VI. Qui tollis peccata mundi
  10. Missa, BWV 232: Gloria: VII. Qui sedes ad dextram Patris
  11. Missa, BWV 232: Gloria: VIII. Quoniam tu solus sanctus
  12. Missa, BWV 232: Gloria: IX. Cum Sancto Spiritu
  13. Prélude et fugue in B Minor, BWV 893 (Bonus Track)

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