A. Antonelli, D. Mazzocchi, F. Foggia, G. Carissimi – Horrida Daemonum Turba – Concerto Romano, A. Quarta (dir.) – Perugia, 12/09/12

Scelto da Eptachordon

Quest’anno alla Sagra Musicale Umbra si parla di Angeli e Demoni. E il ciclopico faccione di satanasso che scruta torvo la navata della Basilica di San Pietro a Perugia, composto nell’enorme telero di Antonio Vassilacchi dalle figure dei benedettini in trionfo in un artificio a metà strada tra una trovata di Arcimboldi e un quiz da settimanale enigmistico, rende la chiesa il luogo ideale per un concerto di musica sacra sulle due entità metafisiche e la loro interminabile lotta. Così come l’ensemble Concerto Romano è per più aspetti l’interprete ideale per un tema del genere: da sempre il baricentro degli interessi del gruppo è in quel Seicento romano in cui la Chiesa controriformata pose il rito al centro di un estetica concepita affinché il fedele sentisse sulla propria pelle le fiamme dell’inferno e le brezze del paradiso. E nel tempo il complesso e il suo direttore hanno sempre più sviluppato le proprie affinità elettive verso questo repertorio e gli infiniti contrasti che lo innervano: sacro e profano, chiesa e teatro, estasi mistiche e sensuali furori; ogni ingrediente della sapidissima ricetta nelle letture di Concerto Romano e nelle concertazioni di Alessandro Quarta trova con naturalezza un proprio ruolo nelle ragioni della musica. Il prezioso concerto di mercoledì 12 settembre ne è stata una nuova conferma, arricchita da due prime esecuzioni in tempi moderni: quella dello ieratico e solenne Abraham di Abundio Antonelli, con gli inserti in stile concertato che alleggeriscono le sapienti trame di sicura ascendenza palestriniana, e il più “moderno” Tobiae di Francesco Foggia, compositore alla cui riscoperta Quarta ha dedicato buona parte della sua attività di ricerca. Due inediti che hanno fatto da cornice ai momenti più intensi della serata: il bellicoso ed implacabile Dives Malus, oratorio di Giacomo Carissimi, con un coro effervescente che ha scolpito con vigore le assatanate invettive della Daemonum Turba verso il Ricco Epulone, restituito dalla vocalità chiara e duttile di Luca Cervoni in tutta la sua colpevole e malinconica incredulità; quindi lo struggente Dialogo della Maddalena di Domenico Mazzocchi, dove il lamento della Penitente – con Lia Serafini che ha reso con intensa e raffinata eloquenza le mille, tormentate nuance del testo – si interrompe per gli interventi del coro e del duetto angelico in un’architettura sonora che avvicina e confonde presbiterio e palcoscenico nell’eterna e fascinosa ambiguità della musica seicentesca. E quando, dopo le ultime parole della Maddalena, Quarta ha imposto una pausa brevissima ed eterna prima del coro finale, il silenzio totale sceso sotto lo splendido horror vacui degli affreschi della basilica ha testimoniato della assoluta empatia tra esecutori, musica e pubblico forse più dei calorosi applausi a fine concerto. Applausi ai quali l’ensemble ha risposto con un bis insospettabile: l’apocrifa e popolaresca filastrocca Sant’Antonio a lu Desertu – ricordate i Gufi? – che, nel concludere con una tinta più scanzonata la serata, ci ha ricordato che tra i tanti contrasti del barocco c’è anche quello tra l’alto e il basso, il colto e il popolare. O anche, diremmo oggi, tra l’elegante e lo sportivo, come un paio di scarpe da ginnastica – nere con qualche striscia bianca – che ammiccano sotto l’impeccabile smoking del direttore a ricordarci che garbo, serietà e leggerezza sono i mattoni che costruiscono i ponti tra il pubblico e la grande musica.

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[Foto © Sagra Musicale Umbra 2012]

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