ISBN 9788842547211, p. 145, 2011
![]()
A conti fatti, la cosa meno riuscita di questo libro è il titolo, perentorio e prescrittivo, che il saggio di Paolo Russo mutua dalla collana dell’editore Mursia. Anche perché il lavoro è tutto tranne che una guida all’ascolto nel senso usuale del termine; non c’è qui una descrizione lineare dei contenuti delle opere, del tipo, per intendersi, che struttura le celebri “letture” mozartiane di Massimo Mila. A far da nucleo sono i paralleli tra le due opere a loro volta sviluppati intorno ai grandi temi della valenza affettiva e simbolica, della funzionalità liturgica e più in generale dei contenuti estetici dei due monumenti. Il tutto preceduto da un esauriente excursus storico sulla nascita e l’evoluzione del genere-passione dalle recite medievali fino ai giorni in cui Bach, nell’ambito dei suoi doveri di Kantor a Lipsia, scrisse due parole definitive sull’argomento. Accostando i due capolavori, Russo li descrive come le pale di un dittico, o, più propriamente, come due diverse direzioni di indagine sulle possibilità e le risorse della passione-oratorio, incardinata sulla narrazione evangelica – che stabilisce e rafforza il ruolo liturgico dell’opera – e aperta attraverso le arie e gli ariosi alla retorica tutta barocca di un misticismo vissuto attraverso le esperienze fisiche della carne. Non mancano un accenno alle tre passioni “mancanti” di cui parla Carl Philip Emmanuel Bach, e un resoconto fluido ed accurato della storia ricezione delle due opere, dalla per noi incomprensibile indifferenza settecentesca alla lenta e inesorabile rinascita sancita dalla celebre esecuzione del 1829 curata e diretta da Felix Mendelsshon. Prima della terza di copertina, una corposa ed aggiornata bibliografia e una discografia cui non avrebbe nuociuto la citazione dell’anno di incisione delle registrazioni citate.


