J. S. Bach – Variazioni Goldberg BWV 988 – Fretwork

Pubblicato: 18 dicembre 2011 da Giovanni Cappiello in Dischi, Voto 5
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Harmonia Mundi HMC HMU907560, 2CD 90’15”, 2011/2011

voto 5

Sull’aria che torna chiudere le Variazioni Goldberg così come le aveva aperte tanto si è detto e scritto, anche se non si tratta è certo di un hapax nella letteratura musicale barocca. L’interpretazione che di solito se ne dà tende a riconoscere, come farà poi Kierkegaard, l’impossibilità della ripetizione, giacché ogni ritorno di ciò che si è ascoltato (o, in genere, vissuto) è reso unico dalle esperienze intervenute nel frattempo. Nel suo adattamento, Richard Boothby, leader dei Fretwork, dice la sua spezzando il cerchio ed eseguendo in finale l’aria in modo sensibilmente diverso da come l’aveva fatta ascoltare in apertura. Qui la lettura prevede un dialogo tra la melodia della voce superiore e il resto della partitura eseguita in pizzicato; solo alla battuta 23 l’arco entra in una delle voci intermedie dando la sensazione di una porta che si apra su una stanza dove sta avendo luogo una conversazione a due lasciando entrare, oltre alla voce di una terza persona, una luce che approfondisce il palcoscenico sonoro. In conclusione, invece, questa sensazione si stempera dato che la parte intermedia usa l’arco praticamente sin dall’inizio. È uno tra i tanti interessanti particolari di una trascrizione ottimamente riuscita; il timbro poroso e soffice della viola da gamba aveva già scritto una pagina nel sempre più corposo capitolo delle trascrizioni delle Goldberg, ma rispetto alla faticosa versione per due sole viole di Silke Strauf e Claas Harders, questa dei Fretwork, per un consort di sei viole che si dispongono in geometrie variabili a seconda delle esigenze delle singole variazioni, ha sicuramente il pregio di lasciare che la musica si ossigeni pienamente, oltre alla trasparente capacità di lasciar percepire con chiarezza il contrappunto anche nei numeri più intricati. Sull’altro piatto della bilancia finiscono una qual certa mancanza di fantasia – l’incisione è tanto generosa nella proposizione dei ritornelli, quanto parca nella esecuzione di abbellimenti e ornamentazioni –e una flemma very british nel fraseggio, che accompagna spesso le esecuzioni dei Fretwork. Fortuna che la musica di Bach ha dentro sé una tale eloquenza che è capace di prendere per mano l’esecutore – a cui basta mettere in campo la sua tecnica – e mostragli le regole e i giusti andamenti della sua propria prosodia; ma è quando l’interprete lascia intravedere la sua impronta accanto a quella del gigante che la sua esecuzione compie l’ultimo passo verso l’eccellenza.

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