CAM Jazz CAMJ 7837-2, 53’33″. 2011/2011.
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«Sembra jazz». Un’affermazione che capita di ascoltare con una certa frequenza nei camerini del dopo concerto, quando il giovane liutista che ha appena eseguito toccate di Piccinini o Kapsberger o il cembalista che ha suonato capricci di Frescobaldi e opere del primo Bach scambia qualche opinione con i parenti e gli amici che stanno riemergendo dall’apnea dell’unico concerto di “musica classica” dell’anno. Un tentativo ingenuo di traghettare nella modernità una musica sulla cui attualità spesso sono i musicisti per primi a nutrire dubbi. Ma scalzare un luogo comune – quello della presunta immutabile fissità della musica del passato – con una banalità uguale e contraria non contribuisce a chiarire una questione su cui il CD di Pieranunzi ha il merito di mettere le cose in chiaro: accanto alle sue improvvisazioni, le disciplinate invenzioni della miglior musica per tastiera del tardo barocco fanno la figura di una collezione di bisquit di Capodimonte e damine di Meissen custodite in una vetrina minimalista in faggio finlandese. La struttura armonica e la scansione ritmica delle opere del gran trio classe 1685 misurano con le estenuate intemperanze del linguaggio attuale distanze difficilmente trascurabili anche per l’orecchio più á la page. Ed è per questo che esperimenti del genere quasi sempre si traducono in una indifferente coabitazione in cui il linguaggio del passato e quello del presente si affiancano senza intrecciarsi. Qui Pieranunzi sfiora il miracolo in un paio di occasioni, (tr. 9, 10) dove almeno le cesure tra l’opera antica e le improvvisazioni di oggi si fanno quasi impercettibili. Del resto è il caso di dire che, come interprete barocco, Pieranunzi non si improvvisa: e se l’esordio con il capriccio HWV 481 di Handel è un po’ legnoso con qualche sbandamento ritmico, le sue ripetute frequentazioni del repertorio vengono fuori con sicurezza nello Scarlatti della K448 e nel Bach del preludio della suite BWV 818a, brani dei quali tira fuori l’anima percussiva e mercuriale. Sulla parte contemporanea, oltre alla generica recensione della sua gradevolezza, in queste pagine è difficile trovare un parere che vada al di la di una semplice constatazione: «Sembra jazz».
Tracce:
- Capriccio in F HWV481 (G.F.Handel)/IMPROHANDEL 481 (E.Pieranunzi)
- Prelude in G BWV884 (J.S.Bach)
- Sarabanda in E minor HWV438 (G.F.Handel)/IMPROHANDEL 438
- IMPRO K183 (E. Pieranunzi)/Sonata in F Minor K183(D.Scarlatti)
- Chorale BWV402 (J.S.Bach)/IMPROBACH 402 (E.Pieranunzi)
- Bourrée I & II BWV807 (J.S.Bach)
- IMPROBACH 859 (E.Pieranunzi)/Prelude in F# Minor BWV859
- Sonata in F# K319 (D.Scarlatti)
- IMPROHANDEL 439(E.Pieranunzi)/Courante in G minor HWV439 (G.F.Handel)
- IMPRO K448(E.Pieranunzi)/Sonata in F# Minor K448
- Chorale BWV122/6 (J.S.Bach)/IMPROBACH 122 (E.Pieranunzi)
- Suite in A Minor BWV818 (J.S.Bach)/IMPROBACH 818(E.Pieranunzi)
- INTRO 797 (E.Pieranunzi)/Sinfonia 11 in G Minor BWV797(J.S.Bach)/IMPROBACH 797 (E.Pieranunzi)


