J. S. Bach – Mottetti BWV 225-230 – Collegium Vocale Gent, P. Herreweghe (dir.)

Pubblicato: 15 luglio 2011 da Giovanni Cappiello in Dischi, Voto 4
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PHI LPH002, 62’42″, 2011/2011

Voto 4

I “papirofagi” musicali di lungo corso forse avranno avuto l’occasione di sfogliare qualche copia della rivista Lyrica, pubblicazione per melomani che ha fermato le rotative da ormai una decina d’anni. Accanto agli  articoli, materiale per lo più per loggionisti, la rivista ospitava tra le sue pagine il Salotto della Critica, rubrica ineffabile che confrontava recensioni di uno stesso spettacolo pubblicate nelle terze pagine dei quotidiani italiani e nelle cronache della stampa specializzata. Chi tentasse un esperimento del genere a proposito della nuova incisione dei mottetti bachiani di Philippe Herreweghe e non trascurasse Eptachordon nella sua ricerca tra carta stampata e articoli su web, potrebbe accorgersi che le ragioni qui che portano a negare a questa registrazione la stelletta dell’eccellenza sono le stesse che nella recensione comparsa qualche settimana fa nella rivista francese Classica hanno le guadagnato il bollino di Choc del mese. Nel pezzo di Philippe Venturini si parla di «ondulazione morbida del movimento» e di «rimbalzo elastico» della melodia, caratteristiche genetiche del Collegium Vocale che il direttore fiammingo sembra accentuare con l’età fino a conferire all’interpretazione un retrogusto manierato e lezioso che rischia di provocare una certa nostalgia per le esecuzioni in cui – forse anche per insicurezze tecniche – ogni nota emessa sembra frutto di una faticosa conquista. Qui invece ogni cosa è sotto controllo: calibrata e felice anche la scelta di affrontare i brani di questa raccolta che raccolta non è con un organico a geometria variabile sia nelle voci (dalle parti reali in Komm, Jesu Komm BWV 229 e Jesu Meine Freude BWV 227 al choro pleno con tre cantanti per parte in Fürchte dich nicht BWV 228) sia negli interventi strumentali (dal solo continuo in BWV 227 e 229 al concertato di violini e fiati colla parte di Singet dem Herrn BWV 225) secondo lo spirito del singolo brano. Al fluire della musica, in tanto splendore, viene negata una sola cosa: quella sensazione di necessità che, come ricordava Rilke al giovane poeta, è uno dei fondamenti dell’arte.

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