W. A. Mozart – Die Zauberflöte – Soli, Akademie für Alte Musik Berlin, R. Jacobs (dir.)

Harmonia Mundi HMC902068.70, 3 CD, 167′,13″, 2009/2010.

Voto 4

Consegnate alla storia della discografia mozartiana la trilogia su libretto di Da Ponte, La Clemenza di Tito e l’Idomeneo, è arrivato il turno del Flauto Magico. René Jacobs continua l’esplorazione della galassia melodrammatica del gran salisburghese con un’esecuzione in cui – come è accaduto nelle precedenti incisioni –  il totale finisce per essere superiore alla somma delle parti. Tra le voci all’attivo la Akademie für Alte Musik di Berlino, reattiva e frizzante come e più del solito, pronta a tessere in filigrane leggere le delizie della “buca” mozartiana, che come si sa è a tutti gli effetti un personaggio in più nella compagnia, impegnato a commentare e spesso a contraddire quanto accade sulla scena. Più interlocutoria la prova del cast vocale: le cose migliori le fanno ascoltare Daniel Behle, che riesce a tenere lontano il suo Tamino dal cliché del principe azzurro tanto bello quanto imbecille, Marlis Peterson, che disegna una Pamina di bel carattere, e Daniel Schmutzhard il cui Papageno sa restare sapido senza scadere nel ridicolo. Buone anche le prove del Monostatos di Kurt Azesberger, che riesce a mantenere una dignità luciferina pur nelle traversie del ruolo, delle  tre sensuali e enigmatiche Dame (Isabelle Druet, Inga Kalna, Anna Grevelius), che spesso cadenzano “all’improvviso”, e dei tre Spiriti impersonati da altrettanti ragazzi del Sankt-Florianer Sängerknaben. Le note dolenti si ascoltano dalla vetrosa Papagena di Sunhae Im e soprattutto dalla inadeguatissima Regina della Notte di Anna-Kristiina Kaappola, imprecisa e gorgeggiante nelle agilità della prima aria mentre in Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen i gruppi di semicrome  che precedono in levare le crome ribattute più celebri della storia del teatro in musica sono letteralmente affogate e intorbidite in un’aspirazione continua. L’intero cast mostra comunque una fortissima adesione al progetto di Jacobs – che è quello di disegnare uno Zauberflöte più vicino alla dimensione fiabesca che a quella simbolica. iniziatica e protomassonica – al punto che non annoia l’inclusione integrale dei dialoghi, recitati con vivacità e autentico spirito teatrale, e accompagnati da una moltitudine a volte un po’ invadente di effetti rumoristici che spesso non si fermano neppure quando la musica riattacca. In sintesi una visione stilistica retrovolta, che spinge l’opera più indietro verso il Barocco che non in avanti verso il Classicismo, operata per giunta da uno specialista storico della filologia esecutiva; colpisce allora ancora di più la resa così esangue e meccanica del passaggio forse più à la ancienne dell’intera opera: la scena dei Due Uomini Armati, elaborazione come è noto di un corale luterano e di una fuga su un tema da un Kyrie di Heinrich von Biber.

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2 thoughts on “W. A. Mozart – Die Zauberflöte – Soli, Akademie für Alte Musik Berlin, R. Jacobs (dir.)

  1. Alucard ha detto:

    Sarà anche noto ma non sapevo della rielavorazione di un tema di Biber.
    Spero che un giorno possa uscire un box con tutte le opere di Mozart dirette da Jacobs.

  2. Il tema è del Kyrie della messa di Sant’Enrico. La parte degli armigeri è il corale “Ach Gott, vom Himmel sieh’ darein”. Il controsoggetto con le terzine di crome discendenti in cromatico lo si ritrova ad esempio nell’aria “Blute nur” della Passione secondo Matteo. Un bel lavoro di cut&paste.

    Era il periodo della riscoperta del passato da parte di Mozart, chez il barone van Swieten. Probabilmente se non fosse morto, WAM ci avrebbe riservato grosse sorprese e, chissà, la musica romantica sarebbe stata diversa… L’innesto della fuga nella forma sonata del finale della Jupiter era zuppa di futuro.

    Le opere mozartiane di Jacobs le ho tutte. Per dare un giudizio sintetico ripeto quello che ho scritto sopra: il totale è maggiore della somma delle parti, soprattutto di quelle vocali.

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