Glossa GCD 920914, 3CD , 208’24”, 2008/2008

Spirituale più che morale la Selva fatta spuntare dall’ensemble La Venexiana tra le navate della chiesa di San Michele a Quenca, che immergono la registrazione in un’ambienza riverberata attenta più all’effetto d’insieme che alla resa del dettaglio. Assemblando con il materiale della monumentale raccolta due vespri – per San Gabriele e San Giuseppe, integrati con gli appropriati inserti in canto piano – e una messa solenne, Cavina e i suoi hanno escluso dall’esecuzione, oltre a un mottetto e tre inni, i tre madrigali e le due canzonette morali che aprono la raccolta. Viene così a mancare all’ascolto l’occasione per attraversare il ponte che collega all’interno del grande cremonese la musica sacra a quella madrigalistica, di cui la Venexiana ha da poco tempo concluso l’incisione integrale con esiti di assoluta eccellenza. Che, com’è naturale, fanno sentire la loro eco anche in questa esecuzione; perché se è vero il canto sta alla voce angelica come lo spazio sacro del tempio sta alla civitas dei, allora occorre riconoscere che i serafini e i cherubini immaginati da Monteverdi hanno, secondo Cavina, tendini solidi e carni turgide, evocate da sinuosità barocche che strumentisti e cantanti accarezzano ed esaltano nella loro vibratile sontuosità. Un esempio tra i tanti lo si scova nel mottetto solistico Iubilet tota civitas, qui eseguito da due soprani in dialogo, dove l’esultanza cui è esortato il fedele si pone a metà strada tra la beatitudine estatica e l’ebbrezza sensuale, in uno spazio sonoro continuamente oscillante tra gli incensi del presbiterio e il miscuglio di sudore e cerone di un palcoscenico teatrale.
C. Monteverdi – Selva Morale e Spirituale – La Venexiana, C. Cavina (dir.)
Pubblicato: 10 luglio 2010 da Giovanni Cappiello in Dischi, Voto 5Etichette: barocco, C. Cavina, C. Monteverdi, La Venexiana, melodramma, musica sacra, Venezia
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