G. B. Pergolesi, N. Porpora – Stabat Mater, Salve Regina – R. Invernizzi, S. Prina, Accademia Bizantina, O. Dantone (dir.)

coverParagon-Amadeus AM 180-2 DP, 48’05″, 2004

In questo 2010 particolarmente denso di ‘anniversari musicali’ eccellenti (quelli di Chopin e di Schumann, per esempio) ricorre anche il tricentenario della nascita di Giovanni Battista Pergolesi che, per l’appunto, venne alla luce a Iesi (nei pressi di Ancona) il 4 gennaio del 1710. La sua produzione musicale tutto sommato non fu particolarmente abbondante; ciononostante due lavori furono sufficienti per (perdonatemi la retorica) ‘renderlo immortale’: la Serva Padrona (trattasi di due intermedii afferenti, pertanto, al teatro musicale) e lo Stabat Mater (il testo della sequenza attribuita a Jacopone da Todi, quindi musica sacra). Due sole composizioni – dicevamo –, ma abbastanza per illustrare un’eccezionale ed indiscutibile statura compositiva. Naturalmente non mancano le iniziative per celebrare questo grande marchigiano ed anche noi intendiamo, in un certo senso, fare la nostra parte suggerendo un CD pergolesiano ormai di qualche anno fa (2004) ma che, a mio avviso, merita di essere menzionato per il suo altissimo pregio artistico ed anche scientifico. Si tratta dell’incisione dello Stabat Mater (abbinata al Salve Regina di Porpora) realizzata dalla rivista Amadeus (e ad essa allegata) con uno staff di interpreti che non ha bisogno di commenti: Roberta Invernizzi (soprano) e Sonia Prina (contralto) dirette da Ottavio Dantone alla guida dell’Accademia Bizantina. Se fosse un film lo definiremmo ‘cast stellare’! Ma non è tutto! Anche il booklet fa la sua parte: redatto da Raffaele Mellace (un musicologo di grande valore) non solo ci fornisce le necessarie coordinate storico-culturali delle due composizioni, ma ci regala anche una precisissima e preziosissima analisi musicale accessibile anche all’ascoltatore non particolarmente esperto grazie ai puntuali rimandi alle varie tracce ed alle segmentazioni del libretto. Un apparato scientifico-didascalico impeccabile per accompagnare un ascolto assolutamente impagabile che ci consegna un’interpretazione che, sebbene sia perfettamente calibrata nella resa delle intenzioni di Pergolesi, non è mai fredda o calcolata. Anzi, le due cantanti ed il direttore si producono in una performance fortemente coinvolgente che arricchisce ed esalta le potenzialità espressive della partitura. Di quella affascinante partitura che – vale la pena di ricordarlo – suscitò l’interesse perfino di Johann Sebastian Bach che se ne appropriò, la revisionò e la dotò di un nuovo testo tedesco (Salmo 51). Ma, senza nulla togliere al Kantor di Lipsia, quando si ascolta il Salmo 51 non si ascolta Bach, ma sempre e soltanto lo Stabat Mater di Pergolesi….. soltanto leggermente modificato.

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